Ameri Communication and Public Relation - Servizi

La comunicazione low cost ovvero come spendere meno e ottenere di più.

Inserito il: 16/07/2010
Autore: Amministratore

In molti mi chiedono di dare consigli su come comunicare in tempi di crisi, ovvero come comunicare con budget ridotti.

Premesso che la comunicazione è una leva strategica del marketing, “se non fai sapere che hai un buon prodotto, come fai a venderlo”, come può l’imprenditore alle prese con tagli e ritagli mantenere tale importante attività?

I consigli si sprecano. I guru della comunicazione agenzie di pubblicità, di marketing o di comunicazione organizzano su questo argomento convegni a tutto spiano, ma il problema resta, spendere tanto o spendere poco, qual è il budget ideale per avere visibilità? La risposta deve tenere in considerazione molti fattori: molto ovviamente dipende dal prodotto o servizio che si vende.

In parte dipende dalla dimensione dell’azienda, in parte dipende dal mercato se domestico o internazionale, dalla tipologia di mercato in cui si opera (eccesso di prodotti simili) dalla concorrenza e via discorrendo e moltissimo dai risultati che voglio ottenere e in quanto tempo.

Tutti questi fattori sono determinanti per definire un budget di comunicazione poiché  se voglio ottenere risultati eccellenti in tempi brevi in un mercato affollato da prodotti simili in una grande area di mercato, è evidente che l’investimento dovrà essere proporzionale alle aspettative.

Qualcuno avrebbe da obiettare che è evidente che con una grande budget da spendere si ottengono grandi risultati. Ma anche questa affermazione non è corretta perché grandi aziende investono grandi risorse non sempre con ottimi risultati. E allora che fare? Il consulente ha l’obbligo morale e professionale di avvertire il cliente che non è acquistando in massa pagine pubblicitarie che otterrà il suo risultato.

Per ottenere buoni risultati la comunicazione deve esser il più mirata possibile ed è qui  che la comunicazione può diventare low cost: targhetizzare il più possibile il proprio mercato, cioè rivolgersi solo ad uno specifico pubblico di riferimento  e parlare solo ed esclusivamente a quello . 

Meno pubblico da raggiungere - meno mezzi da utilizzarsi - meno investimento da fare.

Fra l’altro i mezzi che vengono a messi a disposizione dalla comunicazione  sono molteplici, non è sempre detto che per avere successo occorra copiare quello che fanno le grandi aziende. Questi modelli non sono adatti  per le piccole.

In tempi difficili come questi vale la pena di analizzare bene costi/benefici e di tenersi  ben informati su quello che il mercato offre. Soprattutto la rete di internet in questo momento può dare grande soddisfazione. Con un basso investimento si ottiene visibilità e la possibilità di ampliare la propria rete di conoscenze e di fidelizzazione in tempi brevi. Un mio amico tempo fa mi raccontava di come il suo prodotto avesse una pagina fan su facebook seguita da oltre 1000 persone senza che lui avesse fatto nulla.. I social media sono un altro settore in cui l’azienda può investire veramente poco ed avere una buona redemption.

Quindi non buttare via denaro è indispensabile ma rinunciare a visibilità, partecipazione a fiere, convegni, sito internet è praticamente impossibile pena la morte della propria attività. Quindi riassumendo ecco le 5 regole  per un minino investimento


Le 5 regole

1. Fatti trovare, se non sanno che esisti come fanno ad acquistare i tuoi prodotti (quindi se non usi strategie di “brand positioning” per chi non ti conosce sei “uguale” agli altri, anche se se hai il miglior prodotto o servizio del mondo).
2. I clienti ti trovano per l'efficacia del tuo marketing, non perché hai prodotti di qualità (quindi il tuo focus deve essere PRIMA quello di acquisire il cliente, anche perché ti permette di continuare a investire in innovazione).
3. Non promuoverti con i metodi che usano le grandi aziende (questi  sistemi sono costosi e prolungati nel tempo non vanno bene per un piccolo imprenditore. Meglio strategie di comunicazione efficaci a basso costo).
4. informati sui metodi tradizioni off e on line e scegli in base a costo/qualità e ritorno certo di investimento.
5. Se c'è un settore dove l'imprenditore DEVE dedicare il proprio tempo, questo è il MARKETING della sua azienda (ecco perché ti consiglio davvero di dedicare il giusto tempo a questo settore, cercando di fare della comunicazione la leva strategica per avere risultati concreti)

 

Communities e pubbliche relazioni

Inserito il: 16/07/2010
Autore: Amministratore
L’Italia, per lo meno quella connessa, si incontra nelle community che si formano su Internet. Lo sostiene lo scrittore Giuseppe Granieri nei suoi libri “La Società Digitale” e “L’Umanità accresciuta”, dimostrando come gli italiani superino tedeschi, francesi e inglesi nell’utilizzo delle piattaforme di aggregazione sociale. Sebbene infatti nella penisola si registrino scarsi investimenti per la banda larga e l’indice di alfabetizzazione digitale sia ancora basso, circa il 24% degli internauti trascorre oltre due ore alla settimana nelle communities virtuali, rispetto al 19% di inglesi, al 17% dei francesi e al 15% dei tedeschi. Secondo il blogger di professione, Giuseppe Guarnieri le generazioni nate a partire nella seconda metà del XX secolo sono emigrati da una cultura all’altra: l’avvento di Internet e le reti hanno trasformato il modo in cui ci si percepisce in quanto esseri umani e stanno ridisegnando la vita sociale, affettiva ed emozionale. Anche la sfera commerciale delle aziende è mutata con la rivoluzione Internet: le comunità che si sono create online sono diventati nuovi terreni per il marketing, la comunicazione e le pubbliche relazioni. Prendiamo per esempio il settore marketing: grazie alla comunità in Rete può ottenere importanti informazioni ed evitare rischiose e costose campagne pubblicitarie. Stessa cosa potrà fare l’ufficio pubbliche relazioni per giudicare e analizzare il passaparola virtuale. A far questo ci hanno già pensato brand come Lego, Starbucks o Nike, che sfruttano la loro popolarità sul web per coinvolgere/ studiare i propri utenti/consumatori attraverso la realizzazione di “brand communities”, comunità costruite attorno alla promozione di un marchio. Se Lego da la possibilità ai suoi utenti di disegnare nuovi prodotti, Nike propone di personalizzare le scarpe, confermando sempre più quel termine ormai consolidato in questa generazione di emigranti culturali che è il “prosumer”.