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Social Media: è finita l’era della specializzazione?

In principio era YouTube. Poi sono arrivati MySpace, il social media della musica, e Facebook, riservato agli universitari.

Da allora il panorama è cambiato radicalmente: nuovi player, dalla nascita di Linkedin, dedicato al mondo del lavoro, passando per Twitter, Instagram, Snapchat, solo per citarne alcuni, la chiave del successo dei social media sembrava essere la forte caratterizzazione e la specificità di ciascun media, che poteva condividere fasce di utenti con i competitor ma aveva un utilizzo specifico.
La concorrenza si batteva in un’arena molto meno spietata di oggi, con regole d’ingaggio e campi di azione ben definiti.

Poi la caduta nel dimenticatoio di MySpace, forse la prima vittima del superamento dei propri confini naturali da parte di Facebook, ha in un certo senso dato il via a una commistione di funzioni tra un social media e l’altro, dall’utilizzo degli hashtag, una volta esclusiva e tratto distintivo di Twitter, fino alle notizie degli ultimi mesi, che vedono, ad esempio, Facebook avventurarsi nel campo di Linkedin, offrendo con Workplace servizi dedicati al mondo del lavoro (inzialmente i profili aziendali serviranno a sostituire servizi come Slack o Yammer, ma cosa possa voler dire incrociare i dati personali sensibili presenti nei database di Facebook a servizi di hr selection è di facile comprensione), e nel campo di Snapchat, con la sperimentazione di foto e video a scomparsa automatica.

Linkedin, recentemente acquisito da Microsoft, dal canto suo è negli ultimi giorni diventato molto più social, con un nuovo layout che pone al centro dell’attenzione il newsfeed (come Facebook) e nuove funzioni come ricerca e chatbot, che lo avvicinano di fatto alla creatura di Zuckerberg.

La lotta è ormai senza esclusione di colpi e le opportunità per le aziende si moltiplicano. Si tratta di puntare sul cavallo giusto. Pronti a fare la vostra scelta?

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