Bufale e fake news: perché si creano le notizie false?

Negli ultimi tempi si è sentito molto parlare di fake news. La fabbrica delle bufale non va mai in vacanza e sono sempre di più le notizie false riguardanti politica, salute, fenomeni sociali e tanto altro ancora che si diffondono ogni giorno in rete. Oltre ad algoritmi appositi, a smascherare le innumerevoli bufale online, oggi ci pensano i debunker, o sbufalatori, i quali si accertano dell’attendibilità delle fonti di una notizia attraverso un’analisi fatta di letture incrociate chiamata fact-checking. È così che vengono smascherati profili come quello di “Lara Pedroni” l’autrice delle ultime fake news contro Saviano, Boldrini, Kyenge e Renzi, che hanno scaturito migliaia di condivisioni. David Puente, l’autore della scoperta di queste bufale, ha ricevuto diversi insulti sul web in seguito al suo debunking e ciononostante ha dichiarato che continuerà la sua caccia alle fake news.

Ma perché si creano le notizie false? Purtroppo, dietro al mondo delle “bufale” risiede un vero e proprio business. Aumentando le visualizzazioni sul sito dove vengono pubblicate, infatti, aumenta anche il guadagno. Più click si generano sulla notizia falsa più chi l’ha inserita, grazie alla pubblicità e alle inserzioni del sito, ci guadagna. Ed è così che i “creatori di bufale” fanno profitti dalla pubblicità sfruttando i meccanismi del cosiddetto pay for click. Ogni volta che una persona clicca su una fake news che cattura la sua attenzione il sito visualizzerà dei banner pubblicitari e per ogni visualizzazione il sito incasserà una piccola cifra. A questo punto, una volta che la notizia diventa virale arriva fino ad ottenere anche milioni di visualizzazioni e di conseguenza di incassi. E quindi se da un lato le fake news nascono con lo scopo influenzare e far cambiare parere all’opinione pubblica, dall’altro permettono a chi le crea di guadagnarci molto con costi nulli. È tutto attentamente studiato e con obiettivi precisi. Fortunatamente, la stessa fonte dell’industria delle fake news ne rappresenta la minaccia. Se è vero infatti che i pubblicitari lucrano dalle bufale su internet, devono prestare molta attenzione a non associare l’immagine di un prodotto o servizio a notizie palesemente false per non incorrere il rischio di danneggiare la propria reputazione. Lo scorso anno, ad esempio, molte multinazionali sospesero temporaneamente la collaborazione con YouTube, quando scoprirono che le loro inserzioni pubblicitarie erano finite su siti chiacchierati. Il problema è che tramite AdSense, ad esempio, un marchio non entra mai in contatto diretto con la fonte di un contenuto, bensì tramite Google, che come nel caso di Facebook fa da tramite tra domanda e offerta di pubblicità.

Per limitare i danni del caos in rete e della diffusione di notizie false, più di regole, algoritmi e fact-checking, molto può fare la cultura. Una sorta di alfabetizzazione mediatica che renda i cittadini vigili, attenti e consapevoli. Perché alla fine è sempre il cittadino che deve comprendere la notizia, valutarla, scegliere se credere oppure no. Insomma, è tutto nelle nostre mani.

Fonti:

https://www.iene.mediaset.it/2018/news/bufale-saviano-boldrini-fake-news_153272.shtml
https://www.tpi.it/2018/11/06/guadagnare-bufale-fake-news/
https://www.investireoggi.it/economia/business-delle-fake-news-perche-le-bufale-internet-fanno-soldi-fretta-evitarle/

 

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