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“It’s 2015 and everyone’s is a publisher, so you better be a damn good one”.

Il mondo della comunicazione è in continua evoluzione e ogni giorno i professionisti del settore si trovano a dover combattere una battaglia sempre più feroce per catturare l’attenzione del pubblico, che dall’altra parte è sempre più distratto, subissato da messaggi e informazioni che arrivano da ogni dove.

La pubblicità è l’ambito della comunicazione che si è dovuto adattare più di tutti gli altri ai cambiamenti del mercato, passando dalle insegne sulle vetrine dei negozi ai manifesti pubblicitari, gli inserti sulla carta stampata, gli spot su radio e televisione, le campagne sui social network, per approdare al sentiero poco battuto della pubblicità non convenzionale.

Se in principio bastava un messaggio chiaro e diretto per attivare il pubblico, con l’avvento del consumismo è aumentata l’offerta, insieme alla concorrenza e alla conseguente segmentazione dei gusti del pubblico. Per arrivare ai clienti non era più sufficiente che un brand fosse conosciuto: doveva anche distinguersi rispetto agli altri. I pubblicitari hanno adattato i messaggi alle nuove esigenze, puntando sempre di più sull’originalità e la creatività.

La pubblicità è entrata nella vita quotidiana di ognuno di noi, sovraccaricandola di messaggi che a lungo andare hanno generato un effetto di rigetto nei consumatori, frammentando la loro attenzione.

Per contrastare questo rumore che finisce quotidianamente per sommergere il pubblico, i marketer e i pubblicitari hanno dovuto cambiare ancora i messaggi –e i canali- dell’advertising.

Da questa necessità si sono sviluppate nuove forme di advertising, come il content marketing, ovvero la redazione di contenuti a carattere non-commerciale, utili e informativi che potessero catturare il pubblico di riferimento.

Il content marketing ha poi subito un’ulteriore evoluzione, sfociando nel branded entertainment, che consiste nella pratica di creare contenuti interessanti e stimolanti che siano in grado di attirare e mantenere l’attenzione del consumatore per più dei 30 secondi canonici della pubblicità.

Il branded entertainment è realizzato in diversi formati, molti dei quali prendono spunto dalle ultime tecnologie messe a disposizione della comunicazione, come i social network e le piattaforme di scambio di contenuti. Tra questi formati, i più interessanti dal punto di vista dell’innovazione sono sicuramente le miniserie a episodi, piuttosto che i cortometraggi, ma anche le app per gli smartphone.

Rispetto alle altre forme di advertising, quella del branded entertainment richiede che i valori e l’indentità del brand siano al centro della scena, molto più che i prodotti o i servizi offerti. La storia narrata deve essere protagonista e raccontare un mondo di emozioni, valori e relazioni che possano catturare il pubblico coinvolgendolo, prima ancora che convincendolo.

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