Ameri Communication and Public Relation - Servizi

Strategic facilitator, il tuttofare dei Pr

Inserito il: 25/03/2010
Autore: Amministratore
Da marketing oriented a communication oriented. Non è più il marketing il fattore chiave del successo di un’azienda ma la comunicazione. A dimostrarlo è l’organigramma aziendale: il responsabile della comunicazione si colloca sempre più vicino al Ceo che al direttore marketing o alle risorse umane. In un mercato agli estremi della competitività saper vendere i prodotti di un’azienda, sviluppare una buona reputazione e interagire con i clienti sono la chiave del successo ed è fondamentale che il direttore della comunicazione affianchi il top management nei processi decisionali. Secondo la ricerca “European Communication Monitor 2009” svolta su un campione di 1,863 mila professionisti della comunicazione, il 55,7% si definisce uno strategic facilitator. Nuova figura della comunicazione aziendale lo strategic facilitator è un mediatore che nell’84,8% dei casi si occupa di sviluppare un piano di comunicazione che supporti le strategie dell’organizzazione oltre che aiutare il top management ad adeguare l’organizzazione alle richieste degli stakeholder e della società. Lo strategic facilitator ha ottime conoscenze di comunicazione d’impresa e pubblica e competenze manageriali di economia aziendale. Ciò a comportato un altro grande cambiamento nell’organigramma aziendale: la presenza di una direzione comunicazione all’interno delle aziende che è passata dal 10% nel 1994 al 78% nel 2008. L’interesse per questa nuova professione attira molti giovani studenti: secondo un’indagine Almalaurea, su 6.468 laureati di primo livello in scienze della comunicazione il tasso di occupazione è del 64 per cento. Valore che varia dal 59% per i laureati in teoria della comunicazione multimediale, giornalismo ed editoria, al 67% per il laureati in comunicazione d’impresa e sociale e istituzionale.

Tempo di crisi? meglio le pubbliche relazioni

Inserito il: 16/03/2010
Autore: Amministratore
Nel post precedente abbiamo parlato della nuova sfida delle pubbliche relazioni nel campo della comunicazione 2.0. Commenti e opinioni sulle aziende che circolano nel mondo dei blog, dei social network e dei forum interessano il campo delle pubbliche relazione che si introducono in questo mondo virtuale per sondare l’opinione degli internauti, influenzandone talvolta i giudizi. La nuova sfida delle pubbliche relazione, dettata dal mondo virtuale del web 2.0 non è il solo argomento positivo che riguarda le relazioni pubbliche che nel pieno della crisi americana è l’unico settore del marketing in crescita. A dichiararlo è l’“Economist”, secondo il quale, il volume di affari delle pubbliche relazioni nel 2009 avrebbe segnato un +3%, toccando i 3,7 miliardi di dollari. Stando a quanto affermato dal settimanale inglese, la ragione di questo successo economico è la stessa crisi: i servizi di pubbliche relazione sono infatti meno cari di altre forme di marketing e in tempi come quelli attuali sono un’ottima risorsa per le aziende. Daniela Ameri

Web reputation, la nuova sfida delle pubbliche relazioni

Inserito il: 10/03/2010
Autore: Amministratore
Giudizi critici su marchi, prodotti e aziende popolano le comunità virtuali del web 2.0. Grazie alla semplicità e all’accessibilità alle nuove tecnologie informatiche, come i blog, i social network o i forum, chiunque è libero di “dire la sua” con la conseguenza che i giudizi diffusi in Rete possono diventare un danno per le aziende. Nel giro di pochi post, dai giudizi non molto lusinghieri, le aziende si possono giocare il frutto di mesi o addirittura di anni di lavoro. Professionisti e aziende sinora hanno sottovalutato quella che è stata battezzata come la web reputation e oggi si corre ai ripari. Come? Attraverso pubbliche relazioni virtuali. Le aziende più attente e marketing oriented si stanno affidando a questo nuovo modello di pubbliche relazioni che consiste nell’intercettare i canali di comunicazione preferiti dalle comunità virtuali ed entrare attivamente nelle conversazioni che gli utenti generano. Si chiama Employer branding e a Milano inizia a diffondersi con appositi training days che spiegano come, attraverso sofisticati sistemi di web crawling si possa conoscere e analizzare ciò che viene detto online su un brand o un’azienda, un prodotto o un personaggio pubblico. Aziende come “Che Banca”, seguita da Fiat, Intesa, Accentur, Enel hanno già cominciato ad utilizzare questo nuovo modello di pubbliche relazioni e chissà che a breve non si diffonda anche tra le medie e piccole imprese.